Lo Jutificio si racconta: introduzione

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Tra passato e presente

Data:

01 Gennaio 2026

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Descrizione

Passeggiando lungo viale Silvestro Camerini, comunemente chiamato “Viale delle magnolie”, o nei pressi della maestosa Piazza Paolo Camerini, si intravvede, in alto e puntando ad est, una ciminiera in mattoni. Avvicinandoci ad essa, si scopre una solida e grande struttura, anch’essa in mattoni: lo Jutificio.

Ed è da qui che inizia il nostro racconto di memoria: una storia, fatta di acqua energia lavoro e imprenditoria, che ha plasmato il volto di Piazzola sul Brenta, trasformando questa ridente cittadina lambita dal fiume Brenta, nella realtà che conosciamo oggi.

Non è, infatti, sempre facile immaginare che questa cittadina veneta che conta, ad oggi, poco più di 11.000 abitanti, sia stata, tra Otto e Novecento, il più importante polo industriale della provincia di Padova. Eppure, è proprio così: dietro le austere facciate in mattoni, oggi trasformate in abitazioni, negozi e uffici pubblici, si nasconde la vera storia di Piazzola sul Brenta.

Grazie al contributo ricevuto a seguito della partecipazione al bando del Distretto del Commercio, indetto dalla Regione Veneto con DGR 956 del 31/07/2023, e alla passione di tante persone che hanno portato, o continuano a portare, Piazzola sul Brenta nel loro cuore, l’Amministrazione comunale è riuscita a realizzare quanto tu, errante cittadino o turista, puoi ora ammirare.

Le foto d'epoca e le didascalie affisse nei cinque ingressi che un tempo delimitavano l'area dello Jutificio raccontano un pezzo importante della nostra identità collettiva: Ti invitiamo a soffermarti e a leggere per scoprire che quell’edificio, che forse hai guardato più volte di fretta o all’interno del quale hai partecipato ad un evento, ha una storia lunga oltre un secolo. Siamo qui per raccontartela.

 

Le origini: una roggia, un castello, una villa

Piazzola nasce attorno all'anno 900 d.C. come presidio lungo un'ansa del Brenta, fiume-confine e via di comunicazione verso le Alpi. La sua storia manifatturiera comincia però nel Seicento, quando la nobile famiglia veneziana dei Contarini fa scavare la roggia che ancora oggi attraversa il paese e che porterà il loro nome. Lungo questo canale, accanto alla villa patrizia (ora Villa Contarini), sorgono nei secoli mulini, un follo per la lana, un maglio da fabbro, una segheria e persino un filatoio-torcitoio da seta: un piccolo nucleo protoindustriale che, pur tra alterne fortune e cambi di proprietà (dai Contarini ai Giovanelli e Correr, fino ai Camerini), non smette mai davvero di lavorare.

 

La grande trasformazione: Paolo Camerini e il sogno industriale

È a fine Ottocento che la storia di Piazzola cambia passo. Paolo Camerini, giovane laureato in agraria con una visione ambiziosa – fa sì che industria e agricoltura si sostenessero a vicenda – dà avvio a un piano di sviluppo che nel giro di pochi decenni trasforma un borgo agricolo in un moderno centro manifatturiero. Nascono così, uno dopo l'altro, lo Jutificio, la Fabbrica di Colla e Concimi Chimici, la Filanda rinnovata, la Fabbrica di Conserve Alimentari, la Fornace da laterizi, quattro Centrali idroelettriche lungo la roggia e, nel 1911, persino una propria linea ferroviaria per collegare Piazzola a Padova.

Con l'industria arriva anche un nuovo volto urbanistico: strade rettilinee che si intersecano ad angolo retto, case operaie dotate di orto e stalla per non recidere il legame delle famiglie con la terra, scuole, asilo, ambulatorio, teatro, bagni pubblici. Negli anni '20 del Novecento Piazzola dà lavoro a circa 4.000 persone: un vero e proprio "sogno" industriale, destinato però a incontrare la dura realtà della crisi economica mondiale del 1929, che segna l'inizio di un lento declino conclusosi nel secondo dopoguerra con la chiusura progressiva delle fabbriche.

 

Lo Jutificio: il cuore pulsante di Piazzola industriale

Tra tutte le fabbriche camerine, lo Jutificio è senza dubbio quella che meglio racconta l'ambizione e la parabola di questo periodo.

Fondato il 6 febbraio 1890 come "Società Jutificio di Piazzola sul Brenta Scalfo, Pavan e C.", nasce dall'incontro tra l'esperienza tessile dei fratelli Scalfo e Giuseppe Pavan – tessitori di Cittadella – e la visione imprenditoriale di Paolo Camerini, che mette a disposizione terreni e acqua della roggia. L'obiettivo è produrre tele e sacchi di juta, la fibra indiana che a fine Ottocento è l'imballaggio per eccellenza: serve ai concimi prodotti a pochi passi di distanza, ai raccolti agricoli, e dà lavoro a una manodopera femminile già esperta nella filatura casalinga di lana e cotone.

Lo stabilimento sorge dove oggi si trova il cuore del complesso ristrutturato, tra viale Silvestro Camerini e via Rolando da Piazzola. Scrive Alberto Susa nel suo libro "Storia di un borgo a vocazione manifatturiera – Piazzola sul Brenta":

“Nell’area prescelta prende corpo un grande fabbricato a più campate su colonne di ghisa e capriate in legno che ospita i reparti di preparazione, filatura e tessitura della juta, affiancato da locali per la tintoria e per una caldaia a vapore con ciminiera alta 25 m, con corredo di servizi igienici, di due magazzini chiusi e di un deposito per cascami e rifiuti. Completano il complesso un’officina di riparazioni con forgia ed un pozzo per l’acqua potabile. Due edifici a cavallo dell’ingresso principale su viale Silvestro Camerini ospitano locali ad uso di civile abitazione e studio, come al tempo si definiscono gli uffici. Circonda il tutto un muro in cotto con lesene di rinforzo senza altri accessi salvo quello principale sul viale. Viene scavato un canale di derivazione dalla Roggia Contarini, che parte dal lato occidentale della villa, attraversa per mezzo di una botte via Silvestro Camerini, ed aziona due turbini, come all’epoca vengono chiamate le turbine idrauliche. Sottopassa quindi via Rolando da Piazzola, per ricongiungersi, dopo aver deviato in direzione nordest, al corso principale della roggia, a valle degli Opifici minori. Le due turbine muovono tutte le macchine operatrici dello stabilimento, oltre ad una dinamo per illuminare elettricamente gli uffici ed un certo numero dei locali di lavoro. Particolare attenzione viene posta alla prevenzione incendi, poiché la lavorazione della juta provoca la formazione di una grande quantità di polvere, fine e facilmente infiammabile. Allo scopo vengono costruiti numerosi muri taglia fiamma, che superano in altezza le coperture degli edifici, ed un serbatoio pensile – la cosiddetta “torricella” – destinato ad assicurare comunque disponibilità di acqua in caso di emergenza, collegato ad una rete di distribuzione che raggiunge le varie aree dello stabilimento.

Negli anni lo Jutificio cresce senza sosta. Durante la Prima guerra mondiale, quando l'Esercito richiede enormi quantitativi di sacchi per le trincee, lo stabilimento vive il suo periodo d'oro: viene ampliato più volte, arrivando negli anni '20 a contare oltre 1.100 dipendenti, più di 5.000 fusi e 300 telai. È il momento di massimo splendore, quando Piazzola viene paragonata, per importanza industriale, alla grande fabbrica padovana della seta artificiale.

La crisi del 1929 colpisce duramente anche lo Jutificio, costringendo Paolo Camerini a cederlo nel 1933. Cambia più volte ragione sociale – diventando "Jutificio e Canapificio di Piazzola sul Brenta" quando le sanzioni internazionali seguite alla guerra d'Etiopia rendono difficile l'approvvigionamento di juta dall'India – e attraversa il secondo dopoguerra tra difficoltà crescenti e la concorrenza dei prodotti esteri a basso costo. Il 29 agosto 1978 la fabbrica chiude definitivamente i battenti, lasciando senza lavoro gli ultimi 170 operai rimasti.

Per anni lo stabilimento resta abbandonato, invaso dalla vegetazione, con i tetti crollati e le vetrate infrante. Solo a partire dagli anni '90, grazie a un lungo e attento lavoro di recupero effettuato da un gruppo di giovani piazzolesi identificati nella “Compagnia della Juta”, l'area torna a nuova vita: oggi lo Jutificio ristrutturato ospita abitazioni ed esercizi commerciali, mantenendo intatto il fascino dei suoi fronti in mattoni, della ciminiera, della torricella e della roggia che un tempo lo alimentava. Camminare tra questi edifici significa ancora oggi ripercorrere, passo dopo passo, oltre un secolo di storia del lavoro di Piazzola sul Brenta.

Ma se le altre fabbriche camerine – la Fabbrica di Colla e Concimi, la Filanda, la Fabbrica di Conserve (poi Essiccatoio Tabacchi), la Fornace e le Centrali idroelettriche – hanno vissuto storie altrettanto affascinanti, la nostra attenzione si concentra, ora, sullo Jutificio e sulla Sala della Filatura al suo interno.

 

Lo Jutificio oggi

Ti invitiamo, quindi, a proseguire la visita seguendo il percorso segnalato dai cinque portali storici, dove foto d'epoca e brevi racconti Ti accompagneranno in questo viaggio straordinario con la consapevolezza che è un viaggio che continua e proiettato al futuro.

In particolare, la moderna “Sala della Filatura” nell’area dello Jutificio, con i suoi 5.300 mq di superficie coperta di cui mq 2.200 destinati ad aree espositive, è uno dei maggiori spazi coperti per manifestazioni presenti nelle realtà dell’Alta Padovana. La sala è utilizzabile, su prenotazione e a pagamento, per i seguenti scopi:

  • Concerti
  • Spettacoli teatrali
  • Rinfreschi / Pranzi /Cene
  • Congressi o Conferenze
  • Mostre
  • Serate danzanti/ballo

 

Per maggiori informazioni: Sala della Filatura

 

Ringraziamenti

Questo progetto di divulgazione storica è stato possibile grazie al contributo di Enti e di molte persone e realtà del territorio, a cui va il nostro sincero ringraziamento:

  • Regione del Veneto - Camera di Commercio
  • Grazia GABORIN - Aldo LORENZETTO - Ornella PEDRON - Stefania PEDRON - Pino PIN - Dario TECCHIO - Roberta TREVISAN - Adriano VERDI - Roberta ZAMBERLAN - per la concessione delle fotografie storiche originali;
  • Ivo CALLEGARI per la redazione delle didascalie esposte nei portali;
  • Matteo DANESIN e Matteo MARTIGNON per la realizzazione grafica e l'installazione dei pannelli nei cinque ingressi dell'area dello Jutificio.
  • Alessandro BISON per l’accesso agli archivi di Villa Contarini – Fondazione G.E. Ghirardi
  • e a tutti coloro che, a vario titolo, nel tempo hanno raccolto, conservato e messo a disposizione la documentazione e le immagini che hanno reso possibile ricostruire questa storia.

Un ringraziamento va inoltre agli autori delle seguenti opere, importante documentazione e motivo di riflessione per questo nuovo progetto grafico:

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 29/09/2026, 07:31

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